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Verbale di deliberazione del Comitato provinciale per l'ambiente n. 18/2005 di data 13 luglio 2005
COMITATO PROVINCIALE PER L’AMBIENTE
VERBALE DI DELIBERAZIONE N. 18/2005
Oggetto: Legge provinciale 29 agosto 1988, n. 28 e s.m. – "Invaso da 40.000 metri cubi atto all’accumulo d’acqua ad uso innevamento programmato in località Cima Roda", nel Comune di Fai della Paganella - Parere positivo con prescrizioni sul progetto di massima.
L’anno 2005 il giorno 13 del mese di luglio alle ore 9,00 nella sala riunioni di via Dogana, 8 - Trento, convocato dal Presidente, con avvisi recapitati ai singoli componenti, si è riunito il Comitato provinciale per l’ambiente.
Presenti i Signori:
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Presidente: |
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dott.ssa Paola Matonti |
Dipartimento Urbanistica e Ambiente |
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Vice Presidente: |
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1 |
ing. Claudio Bortolotti |
Dip. Protezione civile e Tutela del Territorio |
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Membri effettivi: |
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2 |
dott. Romano Masè |
Dip. Risorse Forestali e Montane |
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3 |
dott. Giorgio Paolino |
Dip. Politiche Sanitarie |
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4 |
ing. Raffaele De Col |
Dip. Lavori Pubblici, Trasporti e Reti |
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dott. Paolo Spagni |
Dip. Industria, Artigianato e Miniere |
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dott. Paolo Nicoletti |
Dip. Turismo, Commercio e Promozione Prodotti Trentini |
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5 |
dott. Mauro Fezzi |
Dip. Agricoltura e Alimentazione |
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dott. Fabio Scalet |
Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente |
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ing. Maurizio Tava |
U.O. Valutazione dell’Impatto Ambientale |
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6 |
dott. Alberto Betta |
Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari |
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prof. Corrado Diamantini |
Esperto in materia ambientale |
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prof. Giuliano Ziglio |
Esperto in materia ambientale |
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dott. Michele Lanzinger |
Esperto in materia ambientale |
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7 |
dott. ssa Maria Belvisi |
Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i Servizi Tecnici |
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8 |
ing. Marco Frenez |
Esperto designato dalle Associazioni ambientaliste |
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9 |
p. i. Mariano Gianotti |
Esperto in discipline economiche designato da C.C.I.A.A. - TN |
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prof. Nicola Lugaresi |
Esperto in materia giuridica-amministrativa |
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Membri supplenti o delegati: |
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1 |
ing. Gianfranco Cesarini Sforza |
Delegato Dipartimento Protezione Civile e Tutela del Territorio |
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2 |
dott.ssa Ilaria Viola |
Delegata Dipartimento Risorse Forestali e Montane |
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3 |
dott. Felice Nicolini |
Delegato Dipartimento Politiche Sanitarie |
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4 |
ing. Mario Monaco |
Delegato Dipartimento Lavori Pubblici, Trasporti e Reti |
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5 |
p.a. Gregorio Rigotti |
Delegato Dipartimento Agricoltura e Alimentazione |
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6 |
dott. Franco Guizzardi |
Membro sost. designato da Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari |
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7 |
dott. Roberto Boso |
Membro sost. designato da APAT |
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8 |
dott. Giorgio Rigo |
Esperto sost. designato da Associazioni Ambientaliste |
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9 |
ing. Eugenio Castelli |
Esperto sost. in discipline economiche designato da C.C.I.A.A. - TN |
Relatore: dott. Gilberto Segalina
ssiste il segretario: dott. Enrico Menapace
Il Presidente, riconosciuto legale il numero degli intervenuti, invita il Comitato a deliberare sull’oggetto indicato.
Il relatore comunica,
Il potenziamento del sistema d’innevamento programmato dell’area sciistica della Paganella, da almeno quattro anni, è oggetto di analisi e di proposte progettuali da parte della Società Paganella 2001 S.p.A. nell’ambito degli ampliamenti e delle modifiche, in parte già realizzate, previsti per l’intero complesso di piste e impianti di risalita.
È pertanto necessario in primo luogo dare atto in forma di sintesi dell’evoluzione istruttoria che ha subito il progetto nei precedenti procedimenti di screening e di valutazione di impatto ambientale, nell’ambito dei quali sono state valutate ed approfondite diverse soluzioni progettuali alternative, giungendo, in fine, all’ipotesi progettuale all’esame del Comitato provinciale per l’ambiente nel presente procedimento di valutazione di impatto ambientale.
La Società Paganella 2001 S.p.A. in data 5 giugno 2002 depositava presso l’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente il progetto "Allargamento delle piste collegate ai nuovi impianti sui versanti di Andalo e Fai della skiarea della raganella". Il progetto prevedeva la sostituzione di due seggiovie, allargamento delle relative piste per totali 10 ettari e l’integrazione dell’impianto per l’innevamento programmato con due bacini artificiali per totali 65.000 mc in località Malga Zambana, quota 1850 m., circa 15-25.000 mc, ed in località Nuvola Rossa, quota 1890 m., circa 40-50.000 mc.
Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente n. 25/2002, di data 10 luglio 2002, a conclusione del procedimento di verifica, si richiedeva la sottoposizione a procedura di valutazione di impatto ambientale del progetto "Allargamento delle piste collegate ai nuovi impianti sui versanti di Andalo e Fai della skiarea della Paganella".
In data 28 novembre 2002 la medesima Società depositava presso l’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente il progetto "Piano di sviluppo per il potenziamento del sistema sciistico della Paganella", per l’avvio della procedura di valutazione di impatto ambientale sulla base degli esiti della precedente procedura di verifica. Il progetto prevedeva la sostituzione di due seggiovie, l’allargamento delle relative piste per totali 10 ettari e l’integrazione dell’impianto per l’innevamento programmato con 5 serbatoi interrati.
In data 24 aprile 2003 il proponente chiedeva lo stralcio della parte relativa ai bacini interrati dal procedimento di valutazione di impatto ambientale n. 12/2002, per sottoporli a successiva valutazione di impatto ambientale, a seguito della necessità di effettuare approfondimenti.
In data 15 marzo 2004 è stata depositata dal legale rappresentante della Paganella 2001 S.p.A la domanda di pronuncia di compatibilità ambientale relativa al progetto denominato "Invaso da 40.000 mc atto all’accumulo d’acqua ad uso innevamento programmato in località Cima Roda" (di seguito indicato come bacino di Cima Roda) in Comune di Fai della Paganella.
In data 26 marzo 2004 è stato pubblicato l’avviso dell’avvenuto deposito del progetto sul Bollettino Ufficiale della Regione Trentino-Alto Adige, ai sensi dell’art. 4, comma 2, della legge provinciale 29 agosto 1988 n. 28, dando avvio alla procedura di valutazione d'impatto ambientale, disciplinata dall'art. 5 della legge provinciale 29 agosto 1988 n. 28.
L’istruttoria, condotta dall’Unità Organizzativa per la valutazione dell’impatto ambientale, ai sensi dell’art. 5 della Legge provinciale 29 agosto 1988, n. 28 e s.m., e dell’art. 9 del relativo Regolamento di esecuzione, ha visto il coinvolgimento delle seguenti Strutture provinciali e Amministrazioni pubbliche interessate:
Servizio Turismo, Servizio Urbanistica e tutela del paesaggio, Servizio Beni culturali (attualmente Soprintendenza per i beni architettonici e Soprintendenza per i beni archeologici), Servizio Geologico, Servizio Prevenzione calamità pubbliche (ora Servizio Prevenzione rischi), Servizio Opere idrauliche, Servizio Utilizzazione delle acque pubbliche, Servizio Sistemazione montana, Servizio Foreste, Servizio Faunistico (ora Servizio Foreste e fauna), A.P.P.A. - Settore Tecnico, Azienda provinciale per i servizi sanitari, Comune di Fai della Raganella e Comprensorio C5 – Valle dell’Adige.
In data 5 novembre 2004 sono pervenute osservazioni scritte ai sensi dell’art. 4 della legge provinciale 29 agosto 1988, n. 28, da parte della Società degli Alpinisti Tridentini, che ha espresso valutazioni critiche sull’opportunità di realizzare un bacino per l’innevamento programmato nella zona, segnalando effetti negativi su fauna e vegetazione e soprattutto l’impatto sull’ambiente carsico del massiccio della Paganella, con possibili conseguenze sulle sorgenti ai bordi del massiccio.
In data 29 giugno 2005 l’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente ha trasmesso il rapporto istruttorio alla Segreteria del Comitato provinciale per l'ambiente, con la relativa documentazione. Nella seduta di data 29 giugno 2005 il Comitato provinciale per la protezione dell’ambiente ha ritenuto necessario sospendere la trattazione del punto relativo al progetto in esame, richiedendo all’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente la puntuale ricostruzione dell’evoluzione istruttoria che ha subito il progetto nei precedenti procedimenti di verifica e di valutazione di impatto ambientale, con riferimento al sistema di innevamento programmato ed alla valutazione delle soluzioni alternative.
In attuazione di quanto stabilito dal Comitato provinciale per l’Ambiente nella seduta del 29 giugno 2005, l’Agenzia provinciale per l’ambiente in data 13 luglio 2005 ha depositato un Supplemento istruttorio recante gli elementi di approfondimento richiesti.
Dal rapporto istruttorio e dal conseguente supplemento si evince quanto segue.
L’area interessata dall’impianto di innevamento programmato è situata sul versante Nord della Paganella, complesso montuoso che si colloca in destra idrografica lungo la Val d’Adige, compreso tra il Fiume Adige e il Gruppo del Brenta a pochi chilometri in linea d’aria a Nord della città di Trento. I Comuni interessati dal potenziamento dell’impianto sono: Andalo, Fai della Paganella, Zambana e Terlago, tutti ricadenti nel Comprensorio C5 - Val d’Adige.
L’area destinata alla realizzazione dell’invaso si colloca a quota 2040 m s.l.m. all’interno di una dolina naturale presente in prossimità della zona di cresta lungo il lato Est della pista Nuvola Rossa. La superficie oggetto d’intervento è compresa tra la Cima La Roda verso Ovest, la pista Nuvola Rossa a Nord e il crinale della Paganella a Sud e ad Est.
In merito alla localizzazione del bacino di innevamento sono state esaminate diverse alternative site in prossimità della parte bassa della pista Nuvola Rossa – Località Dosso Larici - , o lungo il versante ovest della Cima La Roda – Località Pian delle Rave.
L’alternativa nella parte bassa della pista Nuvola Rossa è stata valutata come molto problematica a causa della mancanza di uno scarico di fondo e della presenza di un lungo versante a rischio valanghivo a monte. La nuova collocazione sul lato destro della pista, non sfrutterebbe l’invaso naturale dovuto alla dolina presente sulla sinistra della pista Nuvola Rossa, come in precedenza, ma richiederebbe scavi importanti su di un dosso boscato.
La seconda alternativa, in località Pian delle Rave, risulta collocata sul lato Ovest della Cima la Roda, sopra il limite del bosco e su pendio strutturale, in un’area caratterizzata da numerose formazioni carsiche. La realizzazione del bacino richiederebbe scavi per almeno 60.000 mc, dovendo incidere il versante a monte per realizzare a valle uno sbarramento di trattenuta a ferro di cavallo, incidendo pesantemente sulla morfologia dei luoghi.
Nelle conclusioni del supplemento istruttorio prodotto dall’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente si precisa che l’invaso a cielo aperto di Cima la Roda, rispetto alle alternative a cielo aperto di Malga Zambana e della pista Nuvola Rossa, rispetto ai cinque bacini interrati e rispetto agli invasi a cielo aperto di Pian delle Rave e di Dosso Larici (in prossimità della pista Nuvola Rossa), costituisce la collocazione ottimale per i seguenti motivi:
ridotta incidenza degli scavi (12.000 mc contro 50-60.000 mc delle soluzioni alternative) e minor impatto sul territorio;
migliori possibilità di ripristino dei luoghi al termine della vita tecnica dell’impianto rispetto alle alternative;
possibilità di scarico di fondo a gravità lungo il versante Nord con sistema a dispersione;
posizione sommitale che consente di servire entrambi i versanti (il sistema sciistico della Paganella si sviluppa in verticale secondo due direttrici: Andalo e Fai);
non è richiesto il pompaggio in fase di innevamento in quanto tutto il sistema d’innevamento può funzionare a gravità;
nel bacino può essere pompata l’acqua proveniente da piccole derivazioni, tramite pompe di limitata potenza, nell’arco temporale di diverse giornate. La risorsa può invece essere scaricata, con l’impianto d’innevamento a pieno regime e quando le condizioni di temperatura sono ottimali, in poco più di 30 ore.
Le considerazioni ora esposte in merito alla scelta dell’area per la localizzazione del bacino, sono confermate dal parere prot. n. 3315/C5 di data 12 luglio 2005 espresso dal Servizio Geologico della Provincia, in cui si afferma che il sito prescelto dai proponenti è stato ritenuto idoneo per i seguenti aspetti:
stabilità delle sponde e del fondo: i lati della depressione sono in roccia e, per il volume di stoccaggio previsto, non sono necessari grossi rilevati in terra. La modellazione della depressione comporta inoltre movimenti in terra relativamente modesti;
aspetti legati all’ambiente carsico: tutta la Paganella sono evidenti forme dovute a processi carsici. Risulta altresì evidente che la zona del bacino è inserita in un ambiente già ampiamente modificato dall’azione umana. In questo contesto la depressione scelta per la realizzazione del bacino costituisce una forma carsica inserita in una ambiente che ha perso le sue caratteristiche di naturalità.
Lo Studio di impatto ambientale presentato dal proponente è articolato in cinque capitoli e le componenti ambientali affrontate, con la definizione degli impatti prodotti dalla realizzazione di un impianto di innevamento programmato sull’ambiente e delle conseguenti forme di mitigazione, sono i seguenti: atmosfera (aspetti nivologici) – ambiente idrico – suolo e sottosuolo – vegetazione, flora e fauna – ecosistemi – rumore e vibrazioni – paesaggio.
Nell’ambito delle questioni ambientali rilevanti affrontate nello Studio di impatto ambientale e dal Rapporto istruttorio dell’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente, particolare attenzione è stata posta in relazione alla disponibilità di risorse idriche ai fini dell’innevamento programmato. La puntuale ricognizione delle fonti idriche di approvvigionamento a disposizione del proponente dimostrano che l’attuale approvvigionamento appare affetto da precarietà nei periodi sfavorevoli sotto il profilo meteorologico e vanno quindi ricercate fonti alternative. In prospettiva, considerata la necessità emersa in sede istruttoria di svincolare l’acquedotto di Andalo dal prelievo finalizzato a tale scopo, è necessario che si individui un’idonea fonte di approvvigionamento alternativa riconducibile al lago di Molveno in relazione all’ampia disponibilità della risorsa idrica rispetto ai fabbisogni dell’area sciistica della Paganella ed alla impraticabilità sotto il profilo ambientale di altre soluzioni (es. prelievo dal Torrente Sporeggio).
Per quanto riguarda le problematiche connesse alla qualità delle risorse idropotabili, la realizzazione del bacino artificiale in un’area carsica potrebbe generare potenziali pericoli di intorbidimento delle acque di falda utilizzate a scopo idropotabile. Il problema deve essere affrontato con un approccio preventivo, controllando durante la fase di cantiere e di collaudo la qualità delle acque potabili presso le sorgenti idropotabili nel rispetto di un protocollo di monitoraggio da definire con l’Azienda provinciale per i servizi sanitari.
Per quanto riguarda gli aspetti paesaggistici, nel rapporto istruttorio, pur sottolineando che il bacino costituisce un elemento di forte artificialità paesaggistica, si precisa che la localizzazione del medesimo all’interno di una dolina minimizza gli impatti in fase di realizzazione e altresì nel momento della futura dismissione, garantendo buone possibilità di ripristino ambientale dell’area. Inoltre, si deve tener conto che l’impatto sul paesaggio provocato dall’opera si manifesta all’interno di un’area che già risente di forte antropizzazione, dovuta alla presenza di infrastrutture quali antenne, ripetitori e stazione di arrivo degli impianti di risalita.
Il rapporto istruttorio riporta le seguenti conclusioni:
"La società Paganella 2001 S.p.a. gestisce una vasta area sciistica sul massiccio della Paganella, inserita tra le sei stazioni turistiche invernali più importanti dell’intera provincia di Trento, con una capacità di trasporto pari al 7,4% di quella espressa dall’intero patrimonio degli impianti di risalita presenti in Trentino.
L’Atto di indirizzo sul turismo, approvato dalla Giunta Provinciale in data 28 luglio 2000, evidenziava un sottodimensionamento della superficie sciabile della stazione della Paganella rispetto alle capacità ricettive su di essa gravitanti. A fronte di una portata oraria degli impianti di circa 20.000 persone/ora, secondo i dati del 2000, la ricettività dei paesi di Andalo, Molveno e Fai della Paganella raggiungeva, infatti, i 18.000 posti letto, tenendo conto, inoltre, che il fenomeno del turismo escursionistico, dovuto a residenti e pendolari, caratterizza fortemente l’ambito della Paganella.
L’obiettivo di miglioramento individuato dalla Giunta Provinciale per l’offerta sciistica sulla Paganella è stato perseguito con la realizzazione degli interventi previsti nel "Piano di sviluppo per il potenziamento del sistema sciistico della Paganella". Il Piano ha ottenuto la compatibilità ambientale con d.G.P. 30 maggio 2003, n. 1258, al termine del procedimento di VIA n. 12/2002, ed ha portato alla sostituzione di due impianti esistenti, all’allargamento di sei piste per un totale di 10 ettari e alla realizzazione di alcune opere accessorie.
Il Piano di sviluppo sopraccitato, inoltre, proponeva il potenziamento del sistema di innevamento programmato tramite la realizzazione di cinque piccoli serbatoi interrati (circa 7.000 mc l’uno), per immagazzinare un totale di 35.000 mc d’acqua. Su richiesta del proponente, in corso d’istruttoria, la parte relativa ai bacini d’accumulo per l’innevamento programmato venne stralciata dal Piano, per essere analizzata più approfonditamente in un successivo procedimento di VIA.
Secondo l’attuale programma di sviluppo della società, la superficie sciabile dovrebbe essere ulteriormente ampliata, passando a medio termine dagli attuali 62 ettari ad un totale di 77 ettari. Il potenziamento del sistema d’innevamento programmato, in questa prospettiva, si rende ancor più indispensabile.
La versione originaria dell’attuale progetto, depositata in data 15 marzo 2004, proponeva la realizzazione di un invaso a cielo aperto da 40.000 mc, da riempire nel periodo estivo con l’acqua disponibile presso il troppopieno dell’acquedotto di Andalo, con lo scarico di emergenza recapitato alla testata del Canalone Cesare Battisti. Il fabbisogno complessivo di acqua, a fronte di una disponibilità dichiarata di 64.000 mc, era originariamente calcolato pari a 104.000 mc, per garantire la produzione di circa 30 cm di neve sull’intera superficie sciabile (62 ha) con un fattore di conversione pari a 2,5.
Le perplessità emerse in corso d’istruttoria sia in merito allo scarico di fondo sia in merito all’efficacia del sistema presentato, hanno portato alla richiesta di elaborare alternative progettuali e di definire maggiormente i flussi idrici che caratterizzano in entrata e in uscita il bacino, correlandoli anche ai futuri ampliamenti dell’area sciabile.
La società ha integrato il progetto originario con varie soluzioni alternative per lo scarico di fondo. Infine ha depositato una relazione sull’approvvigionamento d’acqua, che quantifica in 136.100 mc le effettive disponibilità idriche e dimostra come il periodo maggiormente critico sia quello di secondo innevamento (gennaio e febbraio).
La disponibilità idrica è aumentata rispetto alla versione originaria del progetto per una più appropriata e realistica quantificazione del prelievo dall’acquedotto di Andalo - indicato ora in circa 75.000 mc rispetto ai 17.000 mc della versione originaria – a dimostrazione di come la produzione di un manto nevoso di circa 30 cm per il primo innevamento rappresenti ormai un’esigenza aziendale da soddisfare ancor prima dell’apertura degli impianti, e di come il secondo innevamento sia il vero punto critico, per il quale le risorse esistenti sono scarse, indipendentemente dall’aumento dichiarato delle disponibilità idriche.
Nell’ottica della valutazione dell’impatto ambientale è stata ipotizzata anche la situazione di massimo impiego della risorsa idrica, in base ai parametri soglia introdotti dal progetto di PGUAP adottato nell’anno 2004, che porterebbe a quantificare in 210.000 mc il massimo fabbisogno ammissibile. L’impiego del massimo quantitativo ritenuto ammissibile consentirebbe alla società la produzione di un manto nevoso di spessore medio di 61 cm, imponendo però la ricerca di nuove concessioni per 74.000 mc (il deficit idrico potenziale derivante dalla differenza tra il massimo fabbisogno ammissibile di 210.000 mc e la dotazione attuale di 136.100 mc di acqua).
LE FINALITA’ DEL PROGETTO
La realizzazione di un invaso da 40.000 mc contribuisce in maniera sostanziale a risolvere le problematiche dell’innevamento programmato, in quanto aumenta di quasi il 30% l’attuale disponibilità idrica della stazione sciistica, portando a 176.100 mc il volume disponibile senza comportare l’impiego di nuove concessioni, in quanto si accumula in estate il troppopieno di Andalo. Rispetto al massimo prelievo ammissibile, inoltre, il bacino riduce alla metà il deficit potenziale, limitando la richiesta di nuove concessioni all’ulteriore ricarica del bacino, fatto salvo l’attuale impiego delle fonti di approvvigionamento esistenti. Il progetto dimostra la capacità dell’impianto di produrre una media di 56 cm di neve sulla superficie delle piste, secondo la loro massima espansione.
Appare evidente come l’economia dell’area sciistica della Paganella, di fronte all’incertezza delle precipitazioni nevose invernali, non possa basarsi su di un sistema d’innevamento programmato che dipende, allo stato, per oltre il 50% dal prelievo nel periodo tardo autunnale ed invernale del troppopieno dell’acquedotto di Andalo, peraltro già sottoposto a forti richieste dall’attività turistica ed alberghiera.
La presenza in quota di un accumulo d’acqua sufficiente ad erogare portate elevate, a fronte di un consumo dell’intero impianto a regime pari a 335 l/s, risponde ad esigenze sia aziendali, connesse alla produzione di neve nelle situazioni di temperatura ottimali, sia ambientali, per evitare di sottoporre a picchi di prelievo le fonti idriche e di generare un elevato dispendio energetico, in considerazione del dimensionamento dell’impianto di pompaggio.
LA VALUTAZIONE DELL’IMPATTO AMBIENTALE
Considerata la premessa di ordine generale di cui sopra, si può affermare che l’individuazione del bacino a cielo aperto posto all’interno dell’impluvio naturale ai piedi di Cima La Roda, rappresenta la sintesi del percorso progettuale e istruttorio avviato con il procedimento di verifica n. 20/2002 ed il conseguente procedimento di VIA n. 12/2002, relativo al "Piano di sviluppo per il potenziamento del sistema sciistico della Paganella", dal quale la parte relativa all’innevamento programmato era stata stralciata su richiesta del proponente.
L’attuale istruttoria si basa sulle considerazioni tecniche già formulate nel precedente procedimento, in particolare rappresentate dai pareri del Servizio Opere idrauliche e della Commissione Tutela del Paesaggio, in merito all’opportunità di abbandonare la soluzione di piccoli serbatoi interrati a favore di un unico bacino a cielo aperto.
In merito alla localizzazione si deve ricordare che attraverso tre istruttorie in materia di VIA sono state analizzate molteplici e differenti soluzioni alternative, per concludere che la realizzazione di un bacino da 40.000 mc in un’area che richiede lo scavo di soli 12.300 mc, minimizzando gli impatti in fase di realizzazione e altresì in fase di futura dismissione, è la scelta di minor impatto ambientale e che garantisce maggiormente circa le possibilità di ripristino. Per quanto riguarda la fase di esercizio, va precisato che la collocazione a quota elevata (2040 m s.l.m.) consente all’impianto di funzionare a gravità, richiedendo il pompaggio di piccole portate per il solo caricamento del bacino e generando positive ripercussioni sul piano energetico.
L’analisi delle possibili collocazioni alternative è stata svolta considerando anche la possibilità di accumulare maggiori quantitativi d’acqua, ma subitamente tale ipotesi è stata abbandonata per gli ingenti movimenti terra che avrebbe generato.
La scelta localizzativa è stata comunque subordinata all’individuazione di un’adeguata soluzione per lo scarico di fondo. L’assenza di corsi d’acqua sul massiccio della Paganella ha reso complessa l’individuazione di una soluzione che risponda a quanto previsto dalla normativa di settore, relativamente allo scarico in condizioni d’emergenza di 40.000 mc in un tempo massimo di 48 h, con portate anche pari a 480 l/s. La proposta originaria di recapitare le acque nel Canalone Cesare Battisti non è stata ritenuta idonea dal punto di vista geologico e idrogeologico, al pari delle alternative di scarico integrale o parzialmente a dispersione in località Becco di Corno e Val Trementina, per il pericolo di attivare movimenti dei depositi rocciosi al piede delle pareti.
A conclusione dell’analisi delle alternative per lo scarico di fondo del bacino si ritiene preferibile l’ultima proposta progettuale che prevede la posa di due condutture lungo il versante Nord con pozzetti dispersori in grado di distribuire un quantitativo pari ad una precipitazione intensa (max 100 mm/mq in 48 h). Tale soluzione, inoltre, evita il forte impatto sulla vegetazione conseguente all’attivazione di uno scarico concentrato, in grado di rimuovere integralmente habitat di pregio floristico quali le zone di cresta e di canalone.
La realizzazione e l’esercizio di un bacino artificiale al di sopra di un vasto e complesso sistema carsico potenzialmente genera il rischio di intorbidamenti ed inquinamenti delle fonti idropotabili che sgorgano al margine. Al fine di tutelare la salute umana, come evidenziato nelle osservazioni della SAT e prescritto dall’Azienda provinciale per i servizi sanitari, si ritiene indispensabile, per tutta la durata dei lavori, fino al collaudo del bacino, il monitoraggio preventivo delle sorgenti poste al piede del massiccio carsico della Paganella.
In merito alla proposta in oggetto, per un bacino a cielo aperto da 40.000 mc in località Cima la Roda, con carico estivo tramite il troppopieno dell’acquedotto di Andalo e sistema di scarico di sicurezza lungo il versante Nord tramite due ramali a dispersione, i Servizi e gli Enti competenti coinvolti nell’istruttoria hanno espresso parere favorevole, eventualmente con prescrizioni, ad eccezione della Commissione provinciale per la tutela paesaggistico-ambientale.
Considerato che l’individuazione di un bacino a cielo aperto in un ambiente carsico rappresenterà sempre e comunque un elemento di forte artificializzazione e il tentativo di mitigazione dal punto di vista paesaggistico, con la realizzazione di un bacino naturaliforme a sponde poco pendenti, in un ambiente di versante avrebbe comunque trovato un forte limite negli ingenti movimenti di terreno richiesti, si ritiene necessario, nell’ottica interdisciplinare della valutazione dell’impatto ambientale, pur riconoscendo gli elementi di forte impatto paesaggistico dovuti agli elementi del bacino, di cui molti necessari come dotazione di sicurezza per l’invaso artificiale, superare i pareri negativi della Commissione provinciale per la tutela paesaggistico-ambientale a fronte di una sostanziale valutazione positiva emersa dai pareri dei Servizi ed Enti coinvolti nell’istruttoria. In quest’ottica il progetto esecutivo dovrà comunque sviluppare tutte le possibili soluzioni per migliorare l’inserimento paesaggistico e ambientale complessivo dell’opera.
LE ULTERIORI RICHIESTE DI DERIVAZIONE
Le ultime considerazioni riguardano le possibili evoluzioni future del sistema di innevamento programmato della Paganella avendo già realizzato il bacino di accumulo di Cima La Roda.
La risorsa acqua attualmente utilizzata per l’innevamento delle piste copre il 65% del fabbisogno potenziale (stimato in 210.000 mc in base ai parametri del PGUAP) e proviene per oltre il 50% dall’acquedotto di Andalo (circa 75.000 mc su un totale di disponibilità di 136.100 mc). La realizzazione del bacino da 40.000 mc consente aggiungere risorsa al sistema per meglio soddisfare le esigenze legate al secondo innevamento, arrivando a coprire l’84% del fabbisogno potenziale, pari a 56 cm di spessore medio del manto nevoso, ovvero per ridurre la dipendenza dall’acquedotto di Andalo.
Un sistema di innevamento basato sull’utilizzo del supero dell’acquedotto, comunque, appare affetto da grave precarietà a detta della stessa società proponente, che ritiene prioritaria l’individuazione di una sicura fonte di approvvigionamento alternativa.
L’ipotesi progettuale di derivare acqua dal Torrente Sporeggio tramite l’opera di presa del Consorzio di miglioramento fondiario di Spormaggiore per una portata massima di 30 l/s dal 1° ottobre al 31 marzo non è supportata da un’adeguata analisi ambientale degli effetti che il prelievo genera più a valle e da un’analisi alternativa di prelievo dal Lago di Molveno e, pertanto, non appare allo stato percorribile, in quanto non sussistono sufficienti garanzie in ordine al rispetto quali quantitativo delle acque nel periodo invernale.
In prospettiva, considerata sia la necessità di incrementare il ricorso all’innevamento programmato sia la necessità di svincolare l’acquedotto di Andalo dal prelievo finalizzato a tale scopo, è opportuno individuare fin d’ora un’idonea fonte di approvvigionamento sostitutiva dell’acquedotto di Andalo. Tale fonte sostitutiva va ricondotta preferenzialmente al Lago di Molveno, in relazione all’ampia disponibilità della risorsa idrica rispetto ai fabbisogni dell’area sciistica della Paganella. Soluzioni di approvvigionamento diverse da quella del Lago di Molveno dovranno essere valutate in termini ambientali, alla luce di adeguati monitoraggi quali-quantitativi.
Gli ultimi pareri sulle integrazioni, fondamentali ai fini della chiusura del procedimento, sono pervenuti all’UO VIA il giorno 28 giugno 2005, data di chiusura del presente rapporto istruttorio.
Considerato tutto quanto sopra si ritiene di proporre al Comitato provinciale per l’ambiente di esprimere un parere favorevole al progetto di massima relativo all’"invaso da 40.000 mc atto all’accumulo d’acqua ad uso innevamento programmato in località Cima Roda", subordinato al rispetto delle prescrizioni di seguito elencate.
PROGETTO ESECUTIVO
(Servizio Foreste e fauna, Servizio Geologico, UO VIA) – Il progetto esecutivo dovrà sviluppare la soluzione dello scarico di fondo che prevede il contemporaneo rilascio delle acque a Nord della località Selletta e lungo il fianco sinistro della pista Nuvola Rossa, al fine di distribuire lo scarico in due distinti settori. I tracciati delle due soluzioni dovranno interessare le porzioni di territorio meno accidentate e dovranno escludere dal tratto a dispersione l’area valanghiva posta a Nord del bacino, A0A2A1V001, denominata "Busaza". L’areale interessato dalla dispersione delle acque dovrà avere un’ampiezza tale da garantire un’infiltrazione nel sottosuoloparagonabile a quella di una intensa precipitazione (massimo 100 mm/mq in 48 ore).
(Servizio Opere idrauliche) – Nel progetto esecutivo il setto in cemento armato che costituisce l'anima dello sbarramento dovrà ammorsarsi nella roccia sottostante con una configurazione diversa rispetto a quella del progetto di massima. La nuova configurazione dovrà essere concordata preventivamente con l’Ufficio Dighe della Provincia Autonoma di Trento anche al fine di valutare le conseguenti modifiche sul posizionamento del tunnel di servizio che contiene le tubazioni di scarico e di prelievo.
(Servizio Opere idrauliche) – Lo sfioratore di superficie ed il conseguente canale fugatore dovranno essere riprogettati con il vincolo di rimanere a cielo aperto e con l'asse principale praticamente ortogonale alla strada di coronamento; tali opere potranno essere "coperte" solo con un ponte di larghezza pari alla strada circumlacuale.
(Servizio Opere idrauliche) – Nel progetto esecutivo la recinzione della strada dovrà essere posizionata lungo il lato esterno al fine di garantire una corretta manutenzione delle sponde interne del bacino.
(Servizio Opere idrauliche) – Nel progetto esecutivo la realizzazione della strada di coronamento del bacino lungo il versante a rischio di scivolamenti del manto nevoso (lato Ovest del bacino) dovrà essere prevista in solo riporto, come indicato nel parere dell’Ufficio Dighe della Provincia Autonoma di Trento.
(UO VIA – APPA) – Nel progetto esecutivo dovrà essere rivisto il bilancio degli scavi e dei riporti con l’obiettivo del pareggiamento dei movimenti terra. Tale bilanciamento dovrà tener conto anche della realizzazione della strada in rilevato. Qualora il materiale scavato risultasse eccedente, come nella versione originale del progetto, sarà possibile prevederne la collocazione lungo la limitrofa pista Nuvola Rossa, come descritto nelle integrazioni al progetto di massima.
(Servizio Foreste e fauna, UO VIA) – Il progetto esecutivo dovrà contenere un elaborato di dettaglio sulle tecniche di rinverdimento delle aree che subiranno movimentazione del terreno e per il quale andranno utilizzate specie e provenienze presenti nelle aree limitrofe. Tale elaborato sui rinverdimenti dovrà descrivere anche gli interventi di ripristino ambientale che la società intende proporre a scopo di compensazione per il recupero di alcune zone sommitali soggette a forte degrado da calpestio.
(Servizio urbanistica e tutela del paesaggio - CTP) – Il progetto esecutivo dovrà sviluppare opportunamente tutte le possibili soluzioni finalizzate a migliorare l’inserimento paesaggistico e ambientale complessivo dell’opera, proponendo un’adeguata mitigazione degli impatti dovuti, prevalentemente, alle dotazioni di sicurezza connesse alla realizzazione del bacino artificiale.
(APPA – UO VIA) – Considerata la prospettiva della società di incrementare il ricorso all’innevamento programmato e la necessità di svincolare l’acquedotto di Andalo dal prelievo finalizzato a tale scopo, il progetto esecutivo dovrà individuare idonea fonte di approvvigionamento sostitutiva dell’acquedotto di Andalo, preferenzialmente riconducibile al lago di Molveno in relazione all’ampia disponibilità della risorsa idrica rispetto ai fabbisogni dell’area sciistica della Paganella. In tal caso il progetto esecutivo dovrà opportunamente descrivere le modalità di approvvigionamento.
(APPA – UO VIA) – Qualunque alternativa diversa dal lago di Molveno dovrà considerarsi modifica sostanziale al progetto, da assoggettare a procedimento di verifica (screening), ai sensi del Regolamento di esecuzione della legge provinciale 29 agosto 1988, n. 28. In particolare, ove trattasi di prelievo dal Torrente Sporeggio o da altro corso d’acqua superficiale, la relazione di verifica dovrà basarsi su un adeguato modello idrologico, tarato mediante misure di portata da correlare ai dati pluviometrici della zona, e sugli esiti di un monitoraggio quali-quantitativo di durata almeno annuale. Il monitoraggio dovrà prevedere il controllo, con cadenza bimestrale, dei seguenti parametri: ossigeno disciolto, pH, solidi sospesi, conducibilità, COD, BOD5, Ntot, N – NH4+; N – NO3-, N – NO2, Ptot, P – PO43-,Escherichia coli, IBE (rilevato solo 2 volte l’anno, una in periodo di magra e una in periodo di morbida).
(APPA – UO VIA) – Il progetto esecutivo dovrà essere depositato all’UO VIA per la verifica di ottemperanza delle prescrizioni impartite al termine dell’attuale procedimento di VIA. A tale controllo è subordinato il rilascio dei provvedimenti permissivi ed autorizzativi necessari ai fini dell’esecuzione delle opere proposte.
MONITORAGGIO SULLE ACQUE SOTTERRANEE
(Servizio Geologico – UO VIA) – Il bacino dovrà essere collaudato mediante una prova di scarico a dispersione condotta in modo da smaltire integralmente il volume d’acqua accumulato. Il collaudo andrà svolto in assenza di neve, riservando comunque ad un momento di completa copertura nevosa la verifica del corretto funzionamento degli elementi dispersori. Le verifiche prescritte andranno svolte alla presenza dei tecnici delle strutture provinciali competenti.
(Azienda provinciale per i servizi sanitari) – La società proponente dovrà garantire la salvaguardia assoluta delle risorse idriche destinate al consumo umano attualmente utilizzate per il rifornimento idropotabile che potrebbero subire interferenze, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, dalla realizzazione del bacino.
(Azienda provinciale per i servizi sanitari) – In accordo con l’Unità Operativa Prevenzione Ambientale il proponente dovrà definire un apposito programma nel quale individuare dettagliatamente l’elenco delle risorse idropotabili che potrebbero subire interferenze a causa dalla realizzazione e dell’esercizio del bacino e predisporre un programma di monitoraggio, da eseguire nei punti di prelievo delle suddette risorse idropotabili.
(Azienda provinciale per i servizi sanitari) – I monitoraggi prescritti al punto precedente debbono essere eseguiti secondo quanto previsto dal Decreto Legislativo 02 febbraio 2001 n. 31 e s.m. e tenendo come riferimento i seguenti parametri da analizzare: temperatura acqua, colore, odore, sapore, torbidità, ammonio, conduttività PH, batteri coliformi a 37°C, enterococchi, cloruri, solfati, floruri, nitrati, escherichia coli. I monitoraggi dovranno essere eseguiti durante la fase di realizzazione del bacino e fino al collaudo del bacino stesso; dovranno essere eseguiti con cadenza mensile e gli esiti dovranno essere inoltrati all’Unità Operativa Prevenzione Ambientale per l’opportuno controllo. La suddetta Unità Operativa qualora né ravvisasse la necessità, potrà richiedere di integrare i monitoraggi con ulteriori parametri e/o con tempistiche più stringenti e di prolungare il periodo di monitoraggio stesso.
(Azienda provinciale per i servizi sanitari) – Nell’ipotesi che non sia possibile garantire la qualità delle risorse idropotabili destinate al consumo umano presso le sorgenti sottoposte a monitoraggio, il proponente dovrà comunicare all’Unità Operativa Prevenzione Ambientale, prima dell’inizio dei lavori, l’elenco delle risorse idropotabili alternative."
Nel corso della discussione del Comitato provinciale per l’ambiente nella seduta di data 13 luglio 2005 sono state affrontate ed approfondite le principali questioni ambientali connesse alla realizzazione del bacino di raccolta delle acque per l’innevamento programmato, sono state valutate le finalità del progetto ed il contesto programmatorio in cui questo si inserisce, le scelte localizzative e le motivazioni che hanno indotto una determinata scelta in rapporto alle alternative prospettate.
In particolare, la discussione del Comitato provinciale per l’ambiente si è soffermata sugli aspetti connessi alle fonti di approvvigionamento idrico del bacino di accumulo. È emersa la necessità che la realizzazione del bacino possa avvenire solamente in un quadro certo di definizione delle fonti di approvvigionamento idrico, definite sulla base di un bilancio idrologico che affronti compiutamente le problematiche connesse alle carenze idriche riscontrate. A tal fine il Comitato propone l’inserimento della seguente ulteriore prescrizione rispetto a quelle definite nel rapporto istruttorio:
"La realizzazione del bacino di accumulo è subordinata al parere positivo del Comitato provinciale per l’ambiente, previa istruttoria dell’Unità organizzativa per la valutazione di impatto ambientale, sul progetto esecutivo, corredato dall’individuazione di tutte le fonti di alimentazione comprovate da atti concessori esistenti e/o da accordi con l’ENEL".
Sempre con riferimento alle fonti di approvvigionamento del bacino, sulla base agli elementi acquisiti in istruttoria e riferiti nel corso della seduta di data 13 luglio 2005, il Comitato provinciale per l’ambiente ritiene, inoltre, opportuno apportare alcune precisazioni in merito alle prescrizioni contenute nel Rapporto istruttorio. In modo particolare, il Comitato provinciale per l’ambiente ritiene il prelievo dal Lago di Molveno quale unica eventuale forma tecnicamente fattibile e percorribile sotto il profilo ambientale di approvvigionamento del bacino.
Tale soluzione è stata prospettata sulla base delle seguenti motivazioni. La versione originaria del progetto prevedeva un solo riempimento estivo del bacino in località Cima la Roda utilizzando le disponibilità idriche già concesse o autorizzate alla Società Paganella 2001 S.p.A.. Tali disponibilità idriche corrispondono ad una serie di pozzi e sorgenti a portata limitata, per un totale di sette derivazioni concesse nel solo periodo invernale, e nel supero dell’acquedotto di Andalo, disponibile durante l’intero anno. La fonte idrica di riferimento per il riempimento estivo del bacino, pertanto, era stata individuata dalla società nell’acquedotto di Andalo. L’utilizzo dell’acquedotto di Andalo per l’innevamento programmato in periodi di scarsa presenza turistica, non pregiudicando la disponibilità per l’uso potabile, è consentito dall’art. 41 della L.P. n. 3 dd. 27 agosto 1999. Con riferimento a tale previsione normativa, la proposta progettuale originaria, anche in base al primo parere del Servizio Utilizzazione delle acque pubbliche di prot. 2682/SS-S109 del 3 maggio 2004, era stata valutata in maniera sostanzialmente positiva.
Con la nota di sospensione del procedimento inviata dall’Unità organizzativa per la valutazione di impatto ambientale in data 21 settembre 2004, veniva richiesto al proponente di definire più correttamente i flussi idrici sia in entrata che in uscita dal bacino, a fronte delle perplessità emerse nel corso del sopralluogo del 27 luglio 2004 circa il funzionamento a pieno regime del sistema d’innevamento programmato.
Le integrazioni presentate dalla Società Paganella 2001 S.p.A. nel mese di marzo 2005 hanno descritto una situazione molto differente in merito alla gestione della risorsa idrica per l’innevamento programmato. La necessità di garantire l’innevamento all’apertura della stagione sciistica e l’incertezza sugli andamenti meteo climatici delle ultime annate impongono alla società di prospettare un prelievo dall’acquedotto di Andalo anche invernale per garantire il primo innevamento, entrando però in conflitto con il maggior fabbisogno d’acqua potabile conseguente all’avvio della stagione turistica invernale. In tale prospettiva la dipendenza dall’acquedotto di Andalo, sia estiva per il riempimento del bacino che invernale per il primo innevamento, diventerebbe significativa, superando abbondantemente il 50% delle disponibilità idriche complessive.
Alla luce di tali approfondimenti la stessa Società ha riconosciuto come fortemente precario e di dubbia affidabilità il sistema di approvvigionamento prospettato ed ha introdotto nell’istruttoria la ricerca di una nuova fonte di approvvigionamento idrico. Il proponente ha individuato due soluzioni di prelievo: il lago di Molveno e il torrente Sporeggio, sebbene scelga di approfondire solo la seconda in quanto l’opera di presa è già esistente e sembra ipotizzabile un prelievo di 30 l/s, confacente le necessità della società.
Con la riattivazione dell’istruttoria da parte dell’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente si è potuto verificare che la disponibilità invernale sul torrente Sporeggio non è sempre garantita nel rispetto del deflusso minimo vitale e che un eventuale prelievo anche in misura ridotta dovrebbe essere avvalorato da uno studio idrologico più approfondito, che consideri gli effetti del prelievo sul tratto di torrente a valle, interessato da cinque fosse Imhoff, dal depuratore di Campodenno e dal Biotopo della Rocchetta, dopo la confluenza nel fiume Noce.
Le integrazioni presentate dal proponente e ritenute dallo stesso sufficienti a risolvere la problematica dell’approvvigionamento non si sono dimostrate esaustive al controllo istruttorio. I Servizi competenti hanno evidenziato, invece, l’importanza di considerare l’ipotesi alternativa del lago di Molveno. Il Servizio Utilizzazione delle acque pubbliche, nel parere di data 3 giugno 2005, "sottolinea infine che l’analisi approfondita dell’ipotesi alternativa, che prevedeva il sollevamento dell’acqua necessaria direttamente dal Lago di Molveno, avrebbe permesso una valutazione comparativa con il prelevo dal torrente Sporeggio, posto che quest’ultima non appare indenne da problemi per le possibili ripercussioni ambientali del prelievo sull’ecosistema idrico a valle e che potrebbe non garantire, in condizioni di magra eccezionale, la piena disponibilità della portata richiesta.". Il parere dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari di data 22 giugno 2005 conclude chiarendo che "relativamente all’utilizzo del Torrente Sporeggio, per garantire un sufficiente approvvigionamento idrico per l’innevamento programmato, la Scrivente ravvisa forti perplessità legate alla qualità dell’acqua del Torrente stesso, pertanto ritiene più corretto e sicuro dal punto di vista igienico – sanitario l’utilizzo delle acque del Lago di Molveno.". Il Settore Tecnico dell’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente, nel parere di competenza di data 27 giugno 2005, "… ritiene inoltre indispensabile la ricerca e l’approfondimento di soluzioni alternative alla derivazione dal torrente Sporeggio, con particolare riferimento al prelievo dal lago di Molveno, in modo da definire definitivamente l’entità e la modalità di rifornimento idrico del bacino in progetto."
Tutto ciò premesso,
IL COMITATO PROVINCIALE PER L'AMBIENTE
- UDITA la relazione;
- VISTO lo Studio di impatto ambientale relativo all’opera in oggetto, del cui deposito è stato dato avviso sul Bollettino ufficiale della Regione Trentino – Alto Adige di data 26 marzo 2004;
- PRESO ATTO del contenuto del Rapporto istruttorio e del Supplemento del Rapporto istruttorio redatti dall’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente e rispettivamente depositati presso la Segreteria del Comitato provinciale per l’ambiente in data 29 giugno 2005 ed in data 13 luglio 2005;
- VISTI i pareri richiesti ai sensi dell’art. 5 della legge provinciale 29 agosto 1988, n. 28 e s.m. ai Servizi provinciale ed alle altre Amministrazioni pubbliche interessate specificate in premessa;
- PRESO ATTO del contenuto delle osservazioni scritte di cui all’art. 4 della Legge provinciale 29 agosto 1988, n. 28 e s.m.;
- CONSIDERATO che, per le motivazioni espresse in premessa e nel Rapporto istruttorio dell’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente, l’opera risulta complessivamente compatibile con le finalità previste dalla legge provinciale 29 agosto 1988, n. 28;
- VISTI gli atti citati in premessa;
- VISTA la legge provinciale 29 agosto 1988, n. 28 e s.m., "Disciplina della valutazione dell'impatto ambientale e ulteriori norme di tutela dell'ambiente", ed il relativo regolamento di esecuzione approvato con d.P.G.P. 22 novembre 1989, n. 13-11/Leg. e s.m.;
- VISTA la legge provinciale 30 novembre 1992, n. 23;
- con quattordici voti favorevoli ed un voto contrario (dott. Rigo);
d e l i b e r a
di esprimere alla Giunta provinciale, per le motivazioni espresse in premessa ed in conformità alle valutazioni ed alle conclusioni del rapporto istruttorio e del supplemento istruttorio dell’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente, depositati presso la Segreteria del Comitato provinciale per la protezione dell’ambiente, ai sensi dell’art. 14, comma 1, lett. f) della legge provinciale 29 agosto 1988, n. 28 e s.m., parere favorevole in ordine alla compatibilità ambientale del progetto di massima denominato "Invaso da 40.000 metri cubi atto all’accumulo d’acqua ad uso innevamento programmato in località Cima Roda", nel Comune di Fai della Paganella;
di proporre alla Giunta provinciale di subordinare la valutazione positiva di impatto ambientale del progetto di cui al punto 1) del presente provvedimento, al rispetto delle seguenti prescrizioni, in base alle risultanze del rapporto istruttorio e della discussione odierna:
PROGETTO ESECUTIVO
(Servizio Foreste e fauna - Servizio Geologico – U.O. V.I.A.) – Il progetto esecutivo dovrà sviluppare la soluzione dello scarico di fondo che prevede il contemporaneo rilascio delle acque a Nord della località Selletta e lungo il fianco sinistro della pista Nuvola Rossa, al fine di distribuire lo scarico in due distinti settori. I tracciati delle due soluzioni dovranno interessare le porzioni di territorio meno accidentate e dovranno escludere dal tratto a dispersione l’area valanghiva posta a Nord del bacino, A0A2A1V001, denominata "Busaza". L’areale interessato dalla dispersione delle acque dovrà avere un’ampiezza tale da garantire un’infiltrazione nel sottosuoloparagonabile a quella di una intensa precipitazione (massimo 100 mm/mq in 48 ore).
(Servizio Opere idrauliche) – Nel progetto esecutivo il setto in cemento armato che costituisce l'anima dello sbarramento dovrà ammorsarsi nella roccia sottostante con una configurazione diversa rispetto a quella del progetto di massima. La nuova configurazione dovrà essere concordata preventivamente con l’Ufficio Dighe della Provincia Autonoma di Trento anche al fine di valutare le conseguenti modifiche sul posizionamento del tunnel di servizio che contiene le tubazioni di scarico e di prelievo.
(Servizio Opere idrauliche) – Lo sfioratore di superficie ed il conseguente canale fugatore dovranno essere riprogettati con il vincolo di rimanere a cielo aperto e con l'asse principale praticamente ortogonale alla strada di coronamento; tali opere potranno essere "coperte" solo con un ponte di larghezza pari alla strada circumlacuale.
(Servizio Opere idrauliche) – Nel progetto esecutivo la recinzione della strada dovrà essere posizionata lungo il lato esterno al fine di garantire una corretta manutenzione delle sponde interne del bacino.
(Servizio Opere idrauliche) – Nel progetto esecutivo la realizzazione della strada di coronamento del bacino lungo il versante a rischio di scivolamenti del manto nevoso (lato Ovest del bacino) dovrà essere prevista in solo riporto, come indicato nel parere dell’Ufficio Dighe della Provincia Autonoma di Trento.
(A.P.P.A. – U.O. V.I.A.) – Nel progetto esecutivo dovrà essere rivisto il bilancio degli scavi e dei riporti con l’obiettivo del pareggiamento dei movimenti terra. Tale bilanciamento dovrà tener conto anche della realizzazione della strada in rilevato. Qualora il materiale scavato risultasse eccedente, come nella versione originale del progetto, sarà possibile prevederne la collocazione lungo la limitrofa pista Nuvola Rossa, come descritto nelle integrazioni al progetto di massima.
(Servizio Foreste e fauna - U.O. V.I.A.) – Il progetto esecutivo dovrà contenere un elaborato di dettaglio sulle tecniche di rinverdimento delle aree che subiranno movimentazione del terreno e per il quale andranno utilizzate specie e provenienze presenti nelle aree limitrofe. Tale elaborato sui rinverdimenti dovrà descrivere anche gli interventi di ripristino ambientale che la società intende proporre a scopo di compensazione per il recupero di alcune zone sommitali soggette a forte degrado da calpestio.
(Servizio urbanistica e tutela del paesaggio – C.T.P.) – Il progetto esecutivo dovrà sviluppare opportunamente tutte le possibili soluzioni finalizzate a migliorare l’inserimento paesaggistico e ambientale complessivo dell’opera, proponendo un’adeguata mitigazione degli impatti dovuti, prevalentemente, alle dotazioni di sicurezza connesse alla realizzazione del bacino artificiale.
(APPA – U.O. V.I.A.) – Considerata la prospettiva della società di incrementare il ricorso all’innevamento programmato e la necessità di svincolare l’acquedotto di Andalo dal prelievo finalizzato a tale scopo, il progetto esecutivo dovrà individuare idonea fonte di approvvigionamento sostitutiva dell’acquedotto di Andalo, riconducibile al lago di Molveno in relazione all’ampia disponibilità della risorsa idrica rispetto ai fabbisogni dell’area sciistica della Paganella.
(A.P.P.A. – U.O. V.I.A.) La realizzazione del bacino di accumulo è subordinata al parere positivo del Comitato provinciale per l’ambiente, previa istruttoria dell’Unità organizzativa per la valutazione di impatto ambientale, sul progetto esecutivo, corredato dall’individuazione di tutte le fonti di alimentazione comprovate da atti concessori esistenti e/o da accordi con l’ENEL.
(A.P.P.A. – UO VIA) – Il progetto esecutivo dovrà essere depositato all’U.O. V.I.A. per la verifica di ottemperanza delle prescrizioni impartite al termine dell’attuale procedimento di V.I.A.. A tale controllo è subordinato il rilascio dei provvedimenti permissivi ed autorizzativi necessari ai fini dell’esecuzione delle opere proposte.
MONITORAGGIO SULLE ACQUE SOTTERRANEE
(Servizio Geologico – U.O. V.I.A.) – Il bacino dovrà essere collaudato mediante una prova di scarico a dispersione condotta in modo da smaltire integralmente il volume d’acqua accumulato. Il collaudo andrà svolto in assenza di neve, riservando comunque ad un momento di completa copertura nevosa la verifica del corretto funzionamento degli elementi dispersori. Le verifiche prescritte andranno svolte alla presenza dei tecnici delle strutture provinciali competenti.
(Azienda provinciale per i servizi sanitari) – La società proponente dovrà garantire la salvaguardia assoluta delle risorse idriche destinate al consumo umano attualmente utilizzate per il rifornimento idropotabile che potrebbero subire interferenze, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, dalla realizzazione del bacino.
(Azienda provinciale per i servizi sanitari) – In accordo con l’Unità Operativa Prevenzione Ambientale il proponente dovrà definire un apposito programma nel quale individuare dettagliatamente l’elenco delle risorse idropotabili che potrebbero subire interferenze a causa dalla realizzazione e dell’esercizio del bacino e predisporre un programma di monitoraggio, da eseguire nei punti di prelievo delle suddette risorse idropotabili.
(Azienda provinciale per i servizi sanitari) – I monitoraggi prescritti al punto precedente debbono essere eseguiti secondo quanto previsto dal Decreto Legislativo 02 febbraio 2001 n. 31 e s.m. e tenendo come riferimento i seguenti parametri da analizzare: temperatura acqua, colore, odore, sapore, torbidità, ammonio, conduttività PH, batteri coliformi a 37°C, enterococchi, cloruri, solfati, floruri, nitrati, escherichia coli. I monitoraggi dovranno essere eseguiti durante la fase di realizzazione del bacino e fino al collaudo del bacino stesso; dovranno essere eseguiti con cadenza mensile e gli esiti dovranno essere inoltrati all’Unità Operativa Prevenzione Ambientale per l’opportuno controllo. La suddetta Unità Operativa qualora né ravvisasse la necessità, potrà richiedere di integrare i monitoraggi con ulteriori parametri e/o con tempistiche più stringenti e di prolungare il periodo di monitoraggio stesso.
(Azienda provinciale per i servizi sanitari) – Nell’ipotesi che non sia possibile garantire la qualità delle risorse idropotabili destinate al consumo umano presso le sorgenti sottoposte a monitoraggio, il proponente dovrà comunicare all’Unità Operativa Prevenzione Ambientale, prima dell’inizio dei lavori, l’elenco delle risorse idropotabili alternative;
di proporre alla Giunta provinciale di disporre che nell’attuazione del progetto di cui al punto 1) del presente provvedimento siano rispettate le misure di mitigazione contenute nello Studio di impatto ambientale;
di proporre alla Giunta provinciale, ai sensi dell’art. 9, comma 1, della legge provinciale 29 agosto 1988, n. 28 e s.m., di stabilire che l’efficacia della valutazione di impatto ambientale abbia durata quinquennale;
di trasmettere copia del presente provvedimento alla Giunta provinciale per gli adempimenti di competenza.
* * * * *
Data lettura del presente verbale, lo stesso viene approvato e sottoscritto.
IL PRESIDENTE
- dott.ssa Paola Matonti -