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Associazione per il Lago di Molveno

 Eutanasia di un lago.

Chi è causa del proprio mal pianga se stesso. Questo e solo  questo  possono pensare dei cittadini di Molveno  i tanti non residenti che amano le bellezze della natura e mal sopportano gli interventi che in nome di “incomprimibili” ragioni economiche  di fatto  rappresentano  ferite irreversibili al patrimonio ambientale.

Quali altri considerazioni possono fare  di fronte  a scelte aberranti  quali la decisione del Consiglio Comunale di Molveno di “vendere “ il proprio lago  per necessità di buone relazioni di vicinato e di poter  disporre di  una piccola parte dell’acqua prelevata per innevare  nel futuro le proprie piste ? Che dire poi  di una politica provinciale che   adotta delibere in netto contrasto  con  tutte le sue scelte in materia di sviluppo sostenibile  e di salvaguardia dei beni ambientali  quali il Lago di Molveno.

 Forse qualcuno ha  dimenticato che la Provincia Autonoma di Trento, consapevole della  primaria  importanza   del Lago  dal punto di vista paesaggistico ambientale non solo per Molveno o per l’Altopiano, ma per tutto il Trentino,  sin dal primo dopoguerra si è adoperata per mitigare i devastanti effetti dello sfruttamento idroelettrico del Lago, opponendosi all’innalzamento del suo livello sino a quota 833, richiedendo  un anticipo dei tempi di riempimento (1978), sollecitando  una convenzione con Enel  per la revisione delle quote di svaso (1988).

 Nei primi anni ‘90 il ripristino ambientale della Pat ha  portato a termine  il notevole intervento di valorizzazione delle spiagge,  successivamente  l’Enel  ha demolito la diga  di sbarramento, la Provincia di Trento  ha finanziato  e costruito il primo tratto della circumlacuale.

 Questa lunga premessa  ha  lo scopo di evidenziare  l’aspetto di sostanziale discontinuità o meglio di secca  inversione di tendenza,  tra i coordinati  virtuosi  e coerenti  interventi tesi alla valorizzazione dell’ambiente e in particolare del lago quale componente imprescindibile dell’offerta turistica locale da una parte,  e  dall’altra le nuove progettazioni e  conseguenti  concessioni di prelievo, che  di fatto tendono a  ricacciare il lago nel suo destino di bacino di regolazione così come previsto   nel lontano 1920 e sancito nel 1948!!! 

Di fronte a questo stato di cose non possiamo non porci e non porre i seguenti interrogativi.

Effetti ambientali e paesaggistici
  Che effetto  farebbe  sulla generalità degli   ospiti, acquisiti o potenziali, trovare  il lago coperto di zattere e tubi anche se mascherati con la juta?  Come sarebbe il passaparola?

 Cosa penseranno  di noi e del nostro conclamato  “amore per l’ambiente” se andiamo a “deturpare” il nostro gioiello con queste  opere di prelievo maldestramente  nascoste con juta o vernici  “mimetiche”?

Che cosa potremo loro rispondere tra 3, 5 , 10 o 20 anni quando ci chiederanno” come avete potuto consentire a tale bruttura? Non meritate l’immensa fortuna di avere una simile perla davanti alle vostre case”.

Che dire poi dei rumori? E’ vero, c’è ,finalmente,  una perizia acustica che dice che le pompe saranno “a norma”, che  non si sentirà quasi nulla, che sarà come parlare tra amici attorno a un tavolo.... Ma di notte  in un paese incastonato nelle Dolomiti, di notte,nell’immaginario delle sue vacanze,  uno si aspetta di sentire “la voce del lago e delle stelle” e non il sordo perenne  brusio  di macchine che da nuove  emetteranno un certo numero di decibel, ma nel corso del  funzionamento, alterazioni di varia natura  sicuramente andranno nel senso di  modificare in peggio le caratteristiche dichiarate dal costruttore e allora addio tranquillità.

 Nessuno può disconoscere l’importanza di garantire tutte le condizioni per un buon innevamento delle piste della Paganella,  perché esse costituiscono la principale attrazione per la stagione invernale dell’altopiano.

 Chi è dotato di buon senso non può non ammettere però, che ciò debba avvenire  senza danneggiare il Lago di Molveno, infrastrutturandolo con opere impattanti dal punto di vista paesaggistico ambientale e acustico, incrinandone  l’immagine di lago naturale,  compromettendo, con l’assegnazione  di  nuove concessioni al prelievo, la possibilità di un miglioramento sostanziale  delle condizioni di sfruttamento idroelettrico (la concessione  per la Paganella  2001 potrebbe solo essere la prima di una lunga serie se dovesse passare l’inaccettabile principio che il Lago  è una “risorsa d’acqua  di consistenza superiore in termini relativi  al fabbisogno locale” e quindi “atta  a soddisfare legittime richieste di prelievo per i più disparati motivi”).

 Almeno l’Enel l’acqua che  preleva riesce a restituirla ogni primavera, ma dalla Paganella l’acqua non ritorna che in minima parte, e in condizioni di grave siccità, le stesse per le quali “non è opportuno” prelevare dallo Sporeggio, nemmeno l’Enel può garantire il ripristino dei livelli e tanto meno i tempi di reinvaso.
Sorprende che, improvvisamente,  nella  fase finale di valutazione del contorto  progetto  di innevamento della Paganella, la soluzione “magica” sia individuata nel Lago di Molveno, prima in via preferenziale (Comitato  Prov.le Ambiente, istruttoria) poi in maniera  esclusiva (delibera G.P. n.1656) malgrado che  sino a tutto marzo 2005  di fronte alle  due scelte (Lago di Molveno e Sporeggio)  la Paganella 2001 spa  preferisse  andare verso lo Sporeggio in quanto ivi  era presente una opera di  presa a servizio di un consorzio di miglioramento fondiario (non utilizzata in inverno), dalla quale si poteva prelevare una quantità di 30 litri/sec,  sufficiente al fabbisogno secondo quanto  dichiarato dalla stessa società richiedente.
Amareggia  constatare che nella procedura di screening nessuno (Comune di Molveno Incluso) abbia in qualche modo considerato gli interessi della Comunità di Molveno e del suo Lago, che tutti abbiano sottolineato i benefici per il rafforzamento indubbio della stagione invernale per  tutto l’ambito (la neve comunque si è pur sempre prodotta), ma nulla sia emerso riguardo al sicuro indebolimento della stessa  stagione, e di quella estiva per questioni di immagine,  per Molveno.

Quando si deve fare una valutazione dei pro e contro di questo progetto non si può sottacere che i pro sono tutti da una parte,  o quasi, e i contro tutti dall’altra. Che razza di bilancio è questo , assomiglia piuttosto ad un diktat, ad una resa senza condizioni.

  Dei contro di Molveno si è già detto.

 I vantaggi della Paganella 2001 spa rispetto alle precedenti  ipotesi di innevamento  sono evidenti: notevoli  minori costi della costruzione  opere, risparmi  di gestione  complessiva per la produzione neve (tutto in pochi giorni con forte risparmio mano d’opera), pompaggio di acqua superficiale con minori esigenze di torri di raffreddamento, zattera di pompaggio superficiale anziché  invisibili e più costose  opere di presa in profondità, concessione permanente (nei fatti) di una riserva “inesauribile” e certezza di fare neve anche in condizioni “estreme”.

I vantaggi per la comunità di Andalo sono chiari: svincolo del supero dell’acquedotto e quindi, tra le altre cose, minori ostacoli all’aumento degli indici di urbanizzazione, possibilità tecnica di garantire acqua per irrigazione,  in caso di  realizzazione prevista in PRG, di un   complesso di golf.

Anche i vantaggi per il territorio della Paganella appaiono agli occhi di tutti: rinuncia  della 2001 spa a fare un bacino  di 40.000 mc (già autorizzato)  in cima alla Paganella, rinuncia sempre da parte della 2001  a due concessioni di prelievo acqua da 2 sorgenti, minore inquinamento delle pendici della Paganella  per la diversa qualità delle acque del Lago  rispetto a quelle del Rio Sporeggio....

Come mai le giuste preoccupazioni per la salvaguardia del territorio della Paganella non sono estese anche al Lago di Molveno, riguardo all’inquinamento del quale  gli organi provinciali non si sono attivati con lo  stesso zelo?

Lascia perplessi constatare  la mancata volontà di sollecitare,  da parte dei servizi provinciali competenti,  la ricerca di fonti alternative e complementari  di prelievo, perseguendo soluzioni diverse, ambientalmente e turisticamente sostenibili,  che non danneggiassero la “preziosa  perla” delle Dolomiti di Brenta.

Senza risposta rimangono gli interrogativi circa la mancanza di volontà di prendere in considerazione sistemi meno impattanti di prelievo dal lago eliminando totalmente  zattere tubi   juta e stazioni fuori terra.

Per quale ragione non si è è presa in considerazione  una  modalità alternativa alla concessione (o forse “sottensione” in termine tecnico) permanente al prelievo  che consentisse si il pompaggio dell’acqua dal lago  con zattere, (da porre in opera però, solo durante la fase dell’effettivo prelievo) ma solo al verificarsi di quelle (rare) circostanze  di magra eccezionale, che rendessero impossibile la produzione di neve per insufficienza delle altre fonti? In tale maniera si sarebbe evitato al Lago una servitù di prelievo permanente.
Che dire poi del pericolo potenziale per la sicurezza del nostro territorio di una condotta  lunga 7 km, di diametro 40 cm con una portata di 1000 mc ora, che attraversa le pendici della montagna  in aree anche ad alto rischio idro-geologico. In caso di guasti  rotture  perdite infiltrazioni  o   altri eventi (im)prevedibili che ne sarà dei nostri boschi?

Che dire poi della assoluta mancanza di informazioni  e di consultazione al riguardo da parte di coloro che hanno formulato pareri positivi dal punto di vista della ricaduta economica  sulla comunità di Molveno senza confrontarsi con chi a Molveno vive lavora e produce reddito?

Probabilmente gli operatori e gli affitta-appartamenti di Molveno avranno  ancora buona parte dei loro clienti, ma certo vedranno ridimensionata  la  qualità della loro offerta, la gente vedrà la località con occhi diversi: non più come  perla incontaminata della natura ma come un buon compromesso tra le esigenze di “sviluppo” e salvaguardia dell’ambiente.

 Questo  è veramente duro da accettare in un contesto dove la competizione è senza limiti e dove la  qualità è la categoria irrinunciabile che  declina  ogni iniziativa:  il rischio è di trovarsi nella triste condizione di  dover puntare  ad ogni costo sulla qualità delle nostre aziende e, in conseguenza di scelte altrui,   veder scemare la qualità del nostro  territorio, del nostro prodotto.

 Forse non siamo abbastanza documentati, certo allo stato non riusciamo a comprendere come si possa ritenere assolutamente necessario salvaguardare  un ipotetico  pregiudizio al deflusso minimo vitale  del Rio Sporeggio  e non si abbia alcuna remora a condannare il Lago di Molveno, forse non riusciamo  a cogliere  l’importanza strategica del Rio come riserva di pesca, o forse più semplicemente ignoriamo che  esso ha qualche santo in più in paradiso o qualche “diavolo” in meno in casa.

Che dire ancora di una Amministrazione Comunale che esprime parere favorevole alla deroga  affermando “prevalente l‘interesse pubblico in essa insito”  rispetto a quello generale perseguito dal PRG, ma non portando argomentazione alcuna  se non l’opportunità di “andare d’accordo tra vicini”  a parte  l'acqua  per Pradel?
Vicini, i quali ci hanno “formalmente promesso” di attivarsi per non inquinarci più il lago, di procedere finalmente dopo 20 anni alla rimozione dei troppi casi di grave  irregolarità nelle adduzioni fognarie. Ma queste sono rapporti di buon vicinato  o di sottomissione?

L’amministrazione è costituita  da consiglieri  pro tempore, che ogni 5 anni  possono cambiare: con quale disposizione di spirito e d’animo possono prendere simili decisioni, dopo che si sono ben guardati  dal  confrontarsi con la comunità e  tutt’ora si rifiutano di farlo,  vanificando con l’approvazione della deroga  l’operatività delle procedure referendarie in proposito attivate.

Hanno valutato costoro, prima di votare a favore di questa deroga, che sul nostro Lago verrà a tutti gli effetti posta una servitù perenne di prelievo a favore di terzi, che  nessuno di Molveno in futuro potrà entrarci in merito e che, per sempre, ogni autunno  e primavera i nostri figli dovranno assistere impotenti alla posa in opera  e rimozione  di tubi  zattere e iuta?

Si parla tanto nello Statuto   Comunale di informazione partecipazione e di trasparenza: in 9 mesi nessuno è stato informato  del progetto e il funzionario che ha dato parere positivo con lettera  del 12 marzo è anche presidente della società Funivie Pradel per la quale si vuole richiedere quale contropartita  una sottoderivazione di 10 litri al secondo.

Ci sfuggono le valutazioni del sindaco e di quei consiglieri così solleciti a concedere la deroga accontentandosi di una flebile dichiarazione di impegno della giunta di Andalo a porre fine  alla causa principale dell’inquinamento di Bior: ovvero il malfunzionamento del sistema  fognario di Andalo?

Ancora più oscure le ragioni di  concedere una deroga senza almeno  chiedere in contropartita precisi impegni dalla Provincia circa i nuovi scenari di sfruttamento idroelettrico dopo il 2010?

Come si può rimanere indifferenti a demagogiche raccolte  di firme (attivate dal gruppo di maggioranza) su petizioni a sostegno di una decisione già annunciata dopo che  al riguardo erano state avviate due procedure referendarie?

Come si può non rabbrividire di fronte al sinistro aleggiare di fosche previsioni circa la possibile perdita di posti di lavoro  da parte di coloro che lavorano sugli impianti se  non manifestano il loro esplicito consenso alla deroga ?

Come si può rimanere impassibili di fronte a coloro che ti dicono “sono d’accordo con Voi, niente zattere, ma non firmo per il referendum, perché mio marito è dipendente  di una società comunale, mio figlio lavora sugli impianti, ho clienti ad Andalo..”
Certo questo tipo di  amministratori non li ha scelti la Provincia, ne  tanto meno la Provvidenza, li ha eletti la Comunità di Molveno, (o almeno buona parte di essa).... e allora?  Allora, proprio non ci rimane altro che piangere?
Forse.... Non senza  però lasciare  alcunché di intentato per  fermare questo infausto evolversi delle cose.
Come dimenticare che troppo sovente le impellenti ragioni dell’oggi si sono rivelate pesante fardello per le scelte del domani?

 Molveno,  15 ottobre 2006