Chi è causa del proprio mal pianga se stesso”, recita l’adagio popolare. Nel caso del Lago di
Bior, purtroppo , è difficile trovare una espressione più calzante.
E’ sotto gli occhi di tutti il deplorevole e deprimente stato in cui versano le acque della propaggine orientale del nostro lago. Le colorazioni che esso viene assumendo in piena stagione non richiamano alla mente certo immagini felici.
Questi fenomeni cromatici sono dovuti , ormai è risaputo , ad una accentuata eutrofizzazione delle acque, fenomeno consistente in una crescita abnorme di alghe che sviluppandosi negli strati superficiali pigmentano ed intorpidiscono le acque. La situazione si è aggravata , diventando molto più appariscente, in conseguenza dei molteplici lavori di ripristino ambientale che hanno interessato tutta l’area.
Non sempre alle migliori intenzioni seguono i risultati sperati. L’idea di fare del Bior un’isola di benessere naturalistico – turistico , trasformandolo in un laghetto autonomo e permanente , era tutt’altro che peregrina. Tutto è stato studiato nei particolari : sbarramento, passeggiata, ponti e ponticelli, isole di interesse botanico. Il fondo non riusciva a stagnare ? Pronti con un intervento di impermeabilizzazione che ha dato subito i suoi frutti. Il risultato estetico non era soddisfacente per via della strana colorazione ? Niente allarmismi : ecco pronta una stazione di pompaggio che consente un ricambio delle acque. Questo non è ancora sufficiente ? Tranquilli , abbassiamo la quota dello sbarramento . Il risultato finale ? E’ oltremodo visibile anche in questi giorni osservando il colore delle rive lasciate scoperte dal ritiro delle acque.
Ma quale è allora il problema , la causa di tutto questo? Un male oscuro , un fenomeno endemico ancora da scoprire ?Siamo convinti che ognuno di noi , nella propria testa, abbia già la risposta pronta.
L’associazione “ Per il lago di Molveno “ si è posta l’obiettivo di tutelare il lago in ogni suo aspetto: al di là di una generica denuncia per noi era ed è importante cercare di acquisire elementi certi che ci consentissero di fotografare la situazione del Bior . Per fare questo abbiamo pensato di mettere a confronto le caratteristiche delle acque che entrano nel Bior attraverso il Rio
Lambin, con quelle degli altri principali affluenti, naturali e non, del lago.
Allo scopo ci siamo avvalsi di dati fornitici dall’Istituto Agrario di San Michele . Sulla base di circa venti campionamenti delle acque ( 11 solo del
Lambin) in tempi e mesi diversi ,dalle relative analisi chimiche si possono trarre le seguenti conclusioni : le acque degli affluenti Rio
Massodi, Rio Ceda, Canal delle Acque ( Poia), sono assimilabili per caratteristiche chimiche a quelle di ruscelli montani in ambienti carbonatici ( Dolomia), acque cioè non contaminate, limpide e pulite . Anche le acque provenienti dal Fiume Sarca , pur avendo caratteristiche del tutto diverse ( meno ricche in sali per la diversa conformazione delle rocce del bacino di provenienza), sono anch’esse pulite e povere di sostanze nutrienti , povere di quelli elementi insomma che favoriscono i fenomeni di eutrofizzazione. Come era prevedibile i risultati dell’analisi delle acque del Rio Lambin sono totalmente diversi : il contenuto di azoto e di fosforo disponibile è risultato dalle dieci alle cinquanta volte superiore a quello degli altri corsi d’acqua. Anche il contenuto di cloruro di sodio ha valori molto più elevati degli altri . Questi dati
autorizzano, senza dubbio alcuno, ad individuare nei reflui del depuratore posto a monte (
Andalo) ,
la causa di questi fenomeni. Con questo si vuole semplicemente affermare che gli effetti della depurazione , prodotti dall’impianto esistente, non sono compatibili con la qualità delle acque necessaria a consentire la non insorgenza di fenomeni di eutrofizzazione presenti nel
Bior.
Per essere più precisi vogliamo avanzare l’ipotesi che la sussistenza ( e quindi anche la sua progettazione) del Bior come bacino autonomo, esente dai tristi fenomeni richiamati, è assolutamente incompatibile con la concentrazione di sostanze nutrienti per le alghe ( fosforo e azoto) nelle acque che escono dal depuratore e scorrono, senza riuscire più di tanto a depurarsi ulteriormente , attraverso il Rio Lambin ( i prelievi delle acque sono stati effettuati nei pressi della foce del torrente ) per entrare infine nel povero
Bior.
Le analisi chimiche, per quanto ripetute nel tempo “ fotografano” situazioni istantanee,
esse tuttavia hanno trovato riscontro in alcune indagini biologiche effettuate sugli stessi ruscelli , indagini queste più idonee a descrivere lo stato di qualità medio di un ruscello. Le risultanze degli esami effettuati innescano due problematiche : la prima riguarda una soluzione immediata, urgente, al problema Bior dal punto di vista estetico e ambientale , l’altra presuppone una verifica puntuale dello “stato di salute generale del lago” .
Per la prima dobbiamo interrogarci se vale la pena di tenere il Bior in queste condizioni oppure se non è il caso di togliere lo sbarramento finché non si sarà messo rimedio ( e una soluzione va pur trovata!) alla efficacia della depurazione ( le soluzioni di ricambio meccanico delle acque non hanno prodotto risultati apprezzabili).
Altra soluzione possibile potrebbe essere la captazione del deflusso del depuratore di Andalo e attraverso opportuna canalizzazione, oltrepassare il bacino del Bior , convogliandola nello stesso Lago di Molveno o in altro bacino.
Il secondo problema implica il monitoraggio delle acque del lago , in diversi punti e stagioni, per verificare eventuali variazioni della qualità delle acque in relazione alla quantità e qualità delle immissioni provenienti dai sistemi di depurazione esistenti. Purtroppo è risaputo che la presenza di formazioni algali di superficie interessano anche il lago nel suo complesso e non solo il
Bior., fortunatamente solo in alcuni periodi e in qualche parte. E qui non possiamo permetterci di aspettare l’estensione del fenomeno prima di intervenire..L’associazione Per il Lago di Molveno invita tutti i cittadini a mantenere alta l’attenzione verso questi problemi e a dare il proprio sostegno affinché, dopo 10 anni, il problema venga affrontato da chi di dovere nella sua completezza e sia trovata una soluzione.
(articolo di M;aurizio Giordani pubblicato nel dicembre 1999)